Intervista: Ian Gillan torna con un disco solista
"Il download gratuito è un ottimo veicolo promozionale, si potrebbe cominciare a usarlo, per esempio, per far conoscere la propria musica partendo dai singoli". Parola di Deep Purple
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Dici Ian Gillan e per un automatico gioco dei rimandi ecco subito venire in mente “Smoke on the water”.
Eppure il 63enne frontman dei Deep Purple è molto di più. E’ una delle voci più belle al mondo. E alla carriera con la sua famosissima band affianca – da tempo – anche una lunga e onorata strada da solista, con un nuovo disco ntitolato One eye to Marocco.
Eppure il 63enne frontman dei Deep Purple è molto di più. E’ una delle voci più belle al mondo. E alla carriera con la sua famosissima band affianca – da tempo – anche una lunga e onorata strada da solista, con un nuovo disco ntitolato One eye to Marocco.
A chi – tra i fan dei Deep Purple – non ha mai ascoltato un album solista di Gillan, va spiegato che non c’è quasi nulla che ricordi il rock possente e maestoso di Child in time.
One eye to Marocco è un disco che volutamente evita di lambire quei territori musicali, sconfinando piacevolmente nel blues, nel rock e nel folk dagli accenti più classici.
One eye to Marocco è un disco che volutamente evita di lambire quei territori musicali, sconfinando piacevolmente nel blues, nel rock e nel folk dagli accenti più classici.
Alla sua ormai quasi pensionabile età, Gillan racconta cosa prova ogni volta che si mette a scrivere e a registrare una nuova canzone. “Ora non ho alcuna pressione commerciale” ha spiegato al telefono a Liquida “mi piace lavorare per me solo quando ne ho voglia. O tempo”.
Quali sono le maggiori differenze tra lavorare con i Deep Purple e come solista?
Tutto. La voce e gli arrangiamenti sono completamenti diversi. Ma non è solo una questione di generi, è lavoro pratico fatto sui brani. Ho più libertà e non devo confrontarmi con nessuno a parte me stesso e i miei collaboratori. Una buona e salutare boccata d’aria direi.
Tutto. La voce e gli arrangiamenti sono completamenti diversi. Ma non è solo una questione di generi, è lavoro pratico fatto sui brani. Ho più libertà e non devo confrontarmi con nessuno a parte me stesso e i miei collaboratori. Una buona e salutare boccata d’aria direi.
Nel nuovo album si ascoltano davvero generi diversi. E’ una scelta meditata o inconscia?
E’ sicuramente una scelta dovuta al piacere intenso di aver a che fare con l’essenza stessa della musica. Se mi sento romantico, mistico o nostalgico, tanto per fare un esempio, mi viene spontaneo cercare una melodia, una linea sonora che abbia a che fare con il mood in cui mi trovo. In questo senso, direi che si tratta di qualcosa di inconscio. E in parte è qualcosa che non riesco più a fare con i Deep Purple.
E’ sicuramente una scelta dovuta al piacere intenso di aver a che fare con l’essenza stessa della musica. Se mi sento romantico, mistico o nostalgico, tanto per fare un esempio, mi viene spontaneo cercare una melodia, una linea sonora che abbia a che fare con il mood in cui mi trovo. In questo senso, direi che si tratta di qualcosa di inconscio. E in parte è qualcosa che non riesco più a fare con i Deep Purple.
Come sono nati i brani del nuovo disco?
Ho trascorso bei momenti in Marocco, dove sono stato più volte negli ultimi quattro anni, con alcuni amici. Lo stimolo, l’ispirazione per tutte le canzoni, è nato osservando la bellezza dei luoghi.
Ho trascorso bei momenti in Marocco, dove sono stato più volte negli ultimi quattro anni, con alcuni amici. Lo stimolo, l’ispirazione per tutte le canzoni, è nato osservando la bellezza dei luoghi.
Qual è il segreto dei Deep Purple? Come riuscite a tenere ancora testa al tempo che passa dopo così tanti dischi e successi?
Credo sia qualcosa legato alla forza della musica. Siamo, in fondo, una grande famiglia musicale. Non è così facile, devo ammettere. Ma non ci sono piani, mappe o idee studiate a tavolino. E’ tutto legato alla forza della musica che facciamo, alla rivoluzione che questa porta ogni volta nelle nostre teste.
Credo sia qualcosa legato alla forza della musica. Siamo, in fondo, una grande famiglia musicale. Non è così facile, devo ammettere. Ma non ci sono piani, mappe o idee studiate a tavolino. E’ tutto legato alla forza della musica che facciamo, alla rivoluzione che questa porta ogni volta nelle nostre teste.
Ha ancora contatti con Ritchie Blackmore?
No direi , proprio di no.
No direi , proprio di no.
Uno dei migliori ricordi coi Deep Purple?
Sono tanti ed è veramente impossibile elencarli. Posso solo dire che ricordo ancora quando nei Settanta eravamo così giovani da credere realmente che ogni cosa fosse possibile.
Sono tanti ed è veramente impossibile elencarli. Posso solo dire che ricordo ancora quando nei Settanta eravamo così giovani da credere realmente che ogni cosa fosse possibile.
Anche nell’era digitale, la forza del rock e della chitarra sembrano non conoscere crisi. Come mai, secondo lei?Credo che il rock, al di là di tutte le istanze socio-politiche di cui si è fatto portatore, sia sempre un genere che riesce a dare emozioni alle folle, a comunicare grande passione ed energia. Mica poco, in tempi come questi.
Quanto alle nuove tecnologie e al downaload, cosa pensa?
Credo che il Web sia una rivoluzione, forse la più grande rivoluzione di questo secolo. E lo si vede anche per la musica. Quante band non avrebbero potuto farsi conoscere senza Internet? Ma c’è bisogno di equità, di mettere dei paletti e proteggere da una parte chi la musica la crea e, dall’altra, chi la ascolta. Il download gratuito è un ottimo veicolo promozionale, si potrebbe cominciare a usarlo per esempio per far conoscere la propria musica partendo dai singoli, ma se poi qualcuno vuole acquistare l’intero disco, allora è giusto che paghi. Peraltro vendendo il disco a un prezzo inferiore, visto che così si tagliano anche molti costi.
Credo che il Web sia una rivoluzione, forse la più grande rivoluzione di questo secolo. E lo si vede anche per la musica. Quante band non avrebbero potuto farsi conoscere senza Internet? Ma c’è bisogno di equità, di mettere dei paletti e proteggere da una parte chi la musica la crea e, dall’altra, chi la ascolta. Il download gratuito è un ottimo veicolo promozionale, si potrebbe cominciare a usarlo per esempio per far conoscere la propria musica partendo dai singoli, ma se poi qualcuno vuole acquistare l’intero disco, allora è giusto che paghi. Peraltro vendendo il disco a un prezzo inferiore, visto che così si tagliano anche molti costi.
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