martedì 21 maggio 2013


Intervista: Ian Gillan torna con un disco solista

"Il download gratuito è un ottimo veicolo promozionale, si potrebbe cominciare a usarlo, per esempio, per far conoscere la propria musica partendo dai singoli". Parola di Deep Purple

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Dici Ian Gillan e per un automatico gioco dei rimandi ecco subito venire in mente “Smoke on the water”.
Eppure il 63enne frontman dei Deep Purple è molto di più. E’ una delle voci più belle al mondo. E alla carriera con la sua famosissima band affianca – da tempo – anche una lunga e onorata strada da solista, con un nuovo disco ntitolato One eye to Marocco.
A chi – tra i fan dei Deep Purple – non ha mai ascoltato un album solista di Gillan, va spiegato che non c’è quasi nulla che ricordi il rock possente e maestoso di Child in time. 
One eye to Marocco
 è un disco che volutamente evita di lambire quei territori musicali, sconfinando piacevolmente nel blues, nel rock e nel folk dagli accenti più classici.
Alla sua ormai quasi pensionabile età, Gillan racconta cosa prova ogni volta che si mette a scrivere e a registrare una nuova canzone. “Ora non ho alcuna pressione commerciale” ha spiegato al telefono a Liquida “mi piace lavorare per me solo quando ne ho voglia. O tempo”.
Quali sono le maggiori differenze tra lavorare con i Deep Purple e come solista?
Tutto. La voce e gli arrangiamenti sono completamenti diversi. Ma non è solo una questione di generi, è lavoro pratico fatto sui brani. Ho più libertà e non devo confrontarmi con nessuno a parte me stesso e i miei collaboratori. Una buona e salutare boccata d’aria direi.
Nel nuovo album si ascoltano davvero generi diversi. E’ una scelta meditata o inconscia?
E’ sicuramente una scelta dovuta al piacere intenso di aver a che fare con l’essenza stessa della musica. Se mi sento romantico, mistico o nostalgico, tanto per fare un esempio, mi viene spontaneo cercare una melodia, una linea sonora che abbia a che fare con il mood in cui mi trovo. In questo senso, direi che si tratta di qualcosa di inconscio. E in parte è qualcosa che non riesco più a fare con i Deep Purple.
Come sono nati i brani del nuovo disco?
Ho trascorso bei momenti in Marocco, dove sono stato più volte negli ultimi quattro anni, con alcuni amici. Lo stimolo, l’ispirazione per tutte le canzoni, è nato osservando la bellezza dei luoghi.
Qual è il segreto dei Deep Purple? Come riuscite a tenere ancora testa al tempo che passa dopo così tanti dischi e successi?
Credo sia qualcosa legato alla forza della musica. Siamo, in fondo, una grande famiglia musicale. Non è così facile, devo ammettere. Ma non ci sono piani, mappe o idee studiate a tavolino. E’ tutto legato alla forza della musica che facciamo, alla rivoluzione che questa porta ogni volta nelle nostre teste.
Ha ancora contatti con Ritchie Blackmore?
No direi , proprio di no.
Uno dei migliori ricordi coi Deep Purple?
Sono tanti ed è veramente impossibile elencarli. Posso solo dire che ricordo ancora quando nei Settanta eravamo così giovani da credere realmente che ogni cosa fosse possibile.
Anche nell’era digitale, la forza del rock e della chitarra sembrano non conoscere crisi. Come mai, secondo lei?Credo che il rock, al di là di tutte le istanze socio-politiche di cui si è fatto portatore, sia sempre un genere che riesce a dare emozioni alle folle, a comunicare grande passione ed energia. Mica poco, in tempi come questi.
Quanto alle nuove tecnologie e al downaload, cosa pensa?
Credo che il Web sia una rivoluzione, forse la più grande rivoluzione di questo secolo. E lo si vede anche per la musica. Quante band non avrebbero potuto farsi conoscere senza Internet? Ma c’è bisogno di equità, di mettere dei paletti e proteggere da una parte chi la musica la crea e, dall’altra, chi la ascolta. Il download gratuito è un ottimo veicolo promozionale, si potrebbe cominciare a usarlo per esempio per far conoscere la propria musica partendo dai singoli, ma se poi qualcuno vuole acquistare l’intero disco, allora è giusto che paghi. Peraltro vendendo il disco a un prezzo inferiore, visto che così si tagliano anche molti costi.
Tag correlate: Deep Purple, rock, folk, Marocco, Ritchie Blackmore

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